Capitano tutte a me?

“È proprio un periodo in cui non ne va una dritta”: tutti hanno provato almeno una volta nella vita questa sensazione, momenti nei quali accadono di continuo eventi negativi e contrattempi che producono uno stato di “emergenza costante”, che può sfociare in un malessere cronico. Chi lo vive ha la sensazione di essere in un “tunnel di sfortuna” di cui non riesce a vedere l’uscita. Nonostante ci si impegni per star dietro ad ogni imprevisto, non si riesce a porre fine alla sequenza di infortuni, incidenti, sintomi, malattie, contrattempi che ci rincorrono…
Il cervello si abitua alle nostre cattive abitudini
Se dedichiamo ogni energia a risolvere il problema attuale o a prevenire quello che verrà, dopo un po’ l’emergenza diventa la norma e il cervello si abitua a questo modo di vivere. Ma sono davvero tutte emergenze quelle che capitano, o siamo noi che affrontiamo con troppa ansia gli eventi? Sicuramente, quando accadono contemporaneamente più situazioni negative, la cosa più facile è perdere la lucidità, cadendo in comportamenti stereotipati e regressivi, giudicando senza obiettività e facendo le scelte peggiori. Il problema è proprio qui: perdere la consapevolezza di noi stessi. Così facendo, le cose che ci accadono sembrano più difficili da affrontare e tutto diventa un ostacolo insormontabile
Ri-centriamo noi stessi
Se il nostro baricentro non è più dentro di noi, ma sta nel vortice delle cose al di fuori, dobbiamo imparare a riportarlo in noi stessi: solo in questo modo riusciremo a ritrovare la serenità.
 E per farlo non bisogna aspettare altro tempo, ma intervenire proprio durante l’emergenza. Può sembrare paradossale, ma se si aspetta non passerà più! Solo in questo modo si può trasformare l’emergenza in ““emersione” di un nuovo e più autentico modo di essere. Il periodo di emergenza costituisce la condizione migliore per conoscerci. Cercare la lentezza nel pieno della fretta, cercare la pace nel pieno dell’ansia sono le operazioni fondamentali per farci partorire l’atteggiamento giusto e farci finalmente uscire dal circolo vizioso che per molti aspetti abbiamo creato da soli.

PNL GUARDARE IL PROBLEMA DA UN ALTRO PUNTO DI VISTA

Raccontare pezzi della propria vita è davvero difficile.
Soprattutto se a leggerli ci sono persone probabilmente sconosciute che sono capitate per caso sul tuo blog che parla di Pnl e Benessere, e tutto si aspettano tranne che leggere fatti così personali!
“La vita è fatta a scale, un pò si scende ed un pò si sale.. ” recita un vecchio detto. E la mia non ha mica fatto eccezione
Solo che quando te ne succedono di grosse una, due, tre, credi di aver dato a sufficienza e ti senti in credito con la Vita. Invece pare proprio che il conto sia sempre aperto e ci troviamo ad affrontare situazioni dove sembra che non ci sia fine al peggio.
Perchè raccontare allora? Perchè rimescolare quel dolore con il rischio di starci male per l’ennesima volta?
Credo che la condivisione sia sempre e comunque una ricchezza, per chi la fa e per chi la riceve. Si impara dalle esperienze degli altri (del resto uno dei primi strumenti di Pnl non è il modeling?), si trovano modi estranei alla nostra mappa per superare i momenti di difficoltà, si cresce e si diventa persone migliori grazie a qualcuno che un giorno ha deciso di “condividere”. E poi quando si impara a “ristrutturare” gli eventi, questi non hanno più il potere di farci stare male. Ovviamente non si dimenticano, niente si può cancellare, ma si può cancellare quel dolore che diversamente potrebbe accompagnarti per tutta la vita.
Ecco perchè lo faccio, perchè la mia esperienza possa esserti utile..
Ci sono stati momenti impegnativi nella mia Vita, di quelli che potrebbero spezzarti e invece solo ti piegano.Di quei momenti in cui non sarai mai vincitrice della guerra ma con all’attivo molte battaglie risolte. Una.. due.. tre grandi sfide in cui cresci, migliori, diventi una persona più consapevole e capace di gestire le sfide, imparando che a tutto c’è soluzione.
A tutto, fino a quando soluzioni ti rendi conto che non ce ne sono. Perchè poi ci sono situazioni per cui non c’è più niente da fare. Perdere la persona che ami è una di quelle. Lì non c’è soluzione, lì sei proprio a tu per tu con il niente. Pensavo di averne viste tante ma questa era davvero troppo.
Tutte le mie sicurezze, tutte le sfide vinte sino a quel momento, sono state cancellate in un sabato pomeriggio, dove qualcuno ti chiama e ti dice che Lui non c’è più. E in quel modo poi.. Lui che si arrende alla Vita perchè sente di non avere più voglia di viverla e tu che senti di morire in quel momento insieme a Lui.
Per non aver compreso, per non essere stata attenta, per il senso di colpa che ti schiaccia e ti lascia senza fiato, per quel sogno d’amore tanto rincorso e spezzato.
Mesi di brutti pensieri. Brutti fino al punto da pensare l’impensabile. L’immagine di quanto successo, sempre li, sempre presente. Le parole dette (quel maledetto dialogo interno che non dava pace) e quelle che non era più possibile dire. Più stavo male e più facevo in modo di stare peggio.
“Perchè tutte a me? Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo?” Erano la cosa che mi chiedevo ogni santo giorno. Quella bastarda vocina interiore nove volte su dieci mi rispondeva che era successo tutto questo perchè me lo meritavo.. perchè avevo fatto questo…. detto quell’altro…
Sapevo tante cose su come fare per stare meglio. Le avevo già sperimentate precedentemente ma era come se me le fossi completamente dimenticate. Pensavo e ripensavo alle cose accadute, a quello che avrei potuto fare, non fare, dire o non dire.. E il buio era sempre più fitto.
La si può chiamare depressione? Cioè azioni protratte nel tempo, eseguite con il solo scopo di deprimere?
Una bella nominalizzazione, non c’è che dire!
Si perchè, che sia piacevole o no ammetterlo, la depressione è qualcosa che costruiamo noi su noi stessi, attraverso le nostre azioni e i nostri pensieri…
Tutto questo fino a quando, come per ogni seme che ha bisogno del suo tempo per germogliare, ho cominciato a farmi domande diverse: non perchè quella disgrazia era successa proprio a me ma piuttosto come potevo fare per stare un pochino meglio (anche se devo dire la verità, la voglia di stare meglio era più legata alla volontà di non “preoccupare” i miei familiari che erano molto in pena per me che ad un mio reale bisogno)
E così quando il focus si sposta, cioè quando non resto concentrata sul problema, lo scenario cambia e cambiano le risorse a cui riesci ad accedere. Anche se all’inizio magari è un atteggiamento un pò forzato. Ma la mente sa cosa fare, quando facciamo cose diverse. Si iniziano a vedere le cose da un altro punto di vista, più utile.

E domanda chiama domanda.
“Come posso continuare a vivere anche se Lui non c’è più?” Non avevo le risposte. Non ne avevo di pronte. Ma sono arrivate, con i miei tempi, nelle settimane successive, nei mesi successivi, negli anni successivi. Attingendo alle mie migliori risorse ho trovato la forza per superare anche questo difficile momento.
Tutto ciò è successo sette anni fa. Anche questa esperienza mi ha reso una persona migliore. Probabilmente occorreva fare pure questo pezzo di strada per diventare la persona che sono oggi.

Perchè ti ho raccontato questa storia?
Perchè, se per caso, stai attraversando un momento impegnativo, per tanto impegnativo che sia, sappi che puoi trovare il modo per venirne fuori. E quel modo è lì, giace dentro di te, insieme a tutte le tue risorse migliori. Sposta la tua attenzione e cerca, anche forzatamente se occorre, l’altro punto di vista.

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